Ci sono quasi 8 miliardi di persone su questo pianeta. Nei paesi ad alto reddito più dell’80% abita in città. Ognuno di noi vive. Ognuno di noi pretende, consuma, spreca e lascia un’impronta in questo mondo.

La barriera corallina muore, i ghiacciai si sciolgono, gli animali di estinguono, e noi?
Non facciamo nulla o facciamo troppo? La crisi ambientale è un fenomeno reale ed è colpa nostra, abbiamo perso il legame con il pianeta: deforestazioni, eccesso di consumo, inquinamento, isole di plastica, rifiuti, discariche abusive.

Il consumo, tipico del mondo occidentale, è la cultura dell’eccesso e del superfluo. Il 22 Agosto 2020 il nostro consumo aveva esaurito le risorse annuali del pianeta: il granaio era vuoto! Ogni bene di cui non usufruiamo diventa rifiuto e ogni rifiuto una potenziale fonte di inquinamento.

L’umido organico è, fra tutti gli scarti, quello che ci sembra più innocuo e naturale, quello cui pensiamo meno. Siamo  focalizzati sulla plastica e le isole nel mare, ma lo scarto organico, le sue origini e gli impatti sociali e ambientali che ne derivano sembrano non preoccuparci.

Gli ultimi dati ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) indicano che in Italia in un anno i rifiuti urbani sono circa 30 milioni di tonnellate. Di questa quantità, solo 18 milioni sono stati destinati alla raccolta differenziata e l’umido ne rappresenta il 40%, verosimilmente 7,2 milioni di tonnellate. Se però pensiamo ai 30 totali prodotti annualmente, sono 12 milioni le tonnellate di umido solo in Italia.

Imballaggi, ingombranti, plastica, metalli, carta e vetro hanno tutti una destinazione virtuosa nel circuito del riciclo urbano, ma l’umido da dove viene?

Secondo i dati della FAO, nel mondo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo viene sprecato ogni anno, per un valore di oltre 2000 miliardi di euro. Un terzo della produzione mondiale di cibo finisce nella spazzatura, e uguale è la proporzione degli sprechi tra Paesi industrializzati (670 mln/ton) e Paesi in via di sviluppo (630 mln/ton).
Il nostro Paese si attesta a metà della media europea. In Italia, ogni anno vengono letteralmente buttati via alimenti per un valore di circa 12,6 miliardi di euro corrispondente ad una quantità di cibo sprecato che equivale al 15,4% dei consumi annui alimentari: 24,5 milioni di tonnellate di carbonio inutilmente sprigionate in atmosfera (dati FederDistribuzione nell’ambito del progetto 
LIFE-Food.Waste.StandUp).

L’umido spesso nasce dagli sprechi, da un vizio.

Per sostenere questo vizio facciamo ricorso a produzioni intensive. Che siano allevamenti, colture o pesca, questi provocano disboscamento, utilizzo di prodotti chimici, antibiotici, sfruttamento eccessivo del suolo o dei mari. Ogni mela, pollo, uovo o sgombro, che sia mangiato o scartato, è prodotto tramite suolo e risorse.

Il rifiuto organico rappresenta una perdita del prodotto in sé e di tutte le risorse utilizzate; dalla sovraproduzione nasce anche la disuguaglianza sociale.

Già nel 2008 l’Unione Europea ha introdotto una direttiva definendo la gerarchia dei rifiuti e sottolineando la rilevanza dell’attività preventiva, che diventa elemento cardine in questo settore. Ai concetti di riciclaggio e recupero viene accostata la prevenzione, ossia la volontà di agire prima che una sostanza diventi rifiuto, così da ridurne la quantità e gli impatti negativi sull’ambiente e sulla salute umana.

Ogni rifiuto organico è fonte di inquinamento, nelle prime fasi di gestione dello stesso e indipendentemente dalla destinazione finale. Ci basta pensare alle emissioni dei mezzi di trasporto che trasferiscono lo scarto al deposito e allo smaltimento. Diventa necessaria la prevenzione: il miglior modo per trovare una soluzione definitiva, è risolvere il problema alla fonte.

È necessario intervenire preventivamente intercettando la risorsa prima che questa assuma il connotato di rifiuto. Se escludiamo realtà come il progetto LIFE-Food.Waste.StandUp , che sono importanti e rappresentano la via virtuosa della prevenzione e del recupero, il resto, oggi, è rifiuto.

PREVENZIONE

Qui interviene Ecodyger con chi ha l’ambizione di fare la differenza.

Ecodyger intercetta le risorse prima che si possano connotare come rifiuto, le rigenera e ne mantiene le proprietà. Già in 7 ore si ottiene un output ridotto in dimensioni fino all’80%, stabile nel tempo e fruibile come materia prima organica per attività diverse da quelle di smaltimento.

Le altre modalità rappresentano lo smaltimento, non raggiungono lo stesso risultato e si collocano su di un altro livello se riferite alla “gerarchia dei rifiuti”.

Ecodyger è prevenzione, intercetta la risorsa.

MENO EMISSIONI

Se confrontiamo l’utilizzo di Ecodyger ai modelli di gestione del rifiuto organico ci accorgiamo che trattandosi di prevenzione è caratterizzato da un’importante diminuzione delle emissioni di CO2 per kg.

MENO VOLUMI E PATOGENI

Ecodyger è riduzione di volumi, meno spazio, meno peso, una risorsa più facile da trasportare rispetto a dove viene prodotta. La materia prima che ne deriva è sterile e libera da patogeni e batteri.

CITTÀ PIÙ PULITE E SANE

Avete mai provato a passeggiare di prima mattina in una città deserta: i colori dell’alba dipingono le case, poche anime si aggirano, i profumi, l’assenza di smog, i parchi e gli animali e l’altra faccia che mortifica lo spettacolo: una carta qua, una bottiglia là, i bicchieri sui muretti e bidoni maleodoranti e percolanti sulle strade che sono cibo per topi, gabbiani o altri…

La presenza di rifiuti organici è la causa dell’inquinamento estetico-paesaggistico di una località, disturba la percezione visiva e olfattiva e rappresenta un problema di igiene per residenti, lavoratori e turisti, con il risultato di diminuire il valore della città stessa.

La legge parla chiaro: bisogna “Proteggere la salute umana e l’ambiente, senza causare inconvenienti da rumori od odori e senza danneggiare il paesaggio”(Direttiva 2008/98/CE).

LA RISORSA E L’ECONOMIA CIRCOLARE

Lo scarto non è virtuoso, lo abbiamo capito: spesso però è inevitabile per la deperibilità dei beni da cui deriva; intercettarlo e stabilizzarlo significa anche poter fruire delle risorse nel tempo.

Ecodyger mette a disposizione un output organico, ridotto, stabilizzato e fruibile nel tempo.

GREEN DEAL

Ecodyger rappresenta un apporto consistente agli obiettivi del Green Deal europeo, il nuovo piano d’azione per rendere gli Stati europei a impatto climatico zero entro il 2050 e per proteggere il capitale naturale dell’Unione Europea.

di Simona Romerio – Responsabile comunicazione marketing presso ECODYGER Srl Società Benefit