Il modello economico attuale non sembra avere futuro: il consumo forsennato di risorse impoverisce il Pianeta, rendendolo sempre più inquinato, meno adatto alla vita e aumentando le diseguaglianze sociali.

Bisogna pensare in modo globale e coerente, sviluppando una nuova economia di prodotti pensati per il riutilizzo, modulari, versatili, che impieghino fonti energetiche rinnovabili e concludano il loro ciclo vita in filiere di recupero.

La transizione dell’economia da lineare a circolare è auspicabile nella speranza che vadano a rimodellarsi tutte le fasi (progettazione, produzione, consumo, fine vita) dei Sistemi attuali.

“Economia Circolare è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”.

Così la Ellen MacArthur Foundation.

E già nel 1966 abbiamo Kenneth E. Boulding: “Sia pure in modo pittoresco chiamerò ‘economia del cowboy’ l’economia aperta; il cowboy è il simbolo delle pianure sterminate, del comportamento instancabile, romantico, violento e di rapina che è caratteristico delle società aperte. L’economia chiusa del futuro dovrà rassomigliare invece all’economia dell’astronauta: la Terra va considerata una navicella spaziale, nella quale la disponibilità di qualsiasi cosa ha un limite, per quanto riguarda sia la possibilità di uso, sia la capacità di accogliere i rifiuti, e nella quale perciò bisogna comportarsi come in un sistema ecologico chiuso capace di rigenerare continuamente i materiali usando soltanto un apporto esterno di energia.

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è come la regina rossa del racconto di Alice ‘Al di là dello specchio’: corre più veloce che può e resta sempre ferma al suo posto. Il PIL dovrebbe essere depurato dai costi della produzione di armi e di mantenimento degli eserciti, costi che non hanno niente a che fare con la difesa. Dovrebbe essere depurato anche dai costi del pendolarismo e dell’inquinamento. Quando qualcuno inquina qualche cosa e qualcun altro depura, le spese per la depurazione fanno aumentare il PIL, ma il costo dei danni arrecati dall’inquinamento non viene sottratto, il che, ovviamente, è ridicolo. Ho condotto una campagna per cambiare il nome del PIL in CIL, cioè ‘costo interno lordo’ perché rappresenta quello che dobbiamo produrre per restare al punto di partenza o per fare minimi passi avanti. Il consumo è una forma di degrado, è una cosa negativa, non positiva. Il prodotto fisico finale della vita economica è rappresentato dai rifiuti”.

Ecodyger si pone alla fine del ciclo vita dello scarto organico. Scarto che nel nuovo millennio rappresenta ancora il 40% circa del volume dei rifiuti prodotti.

È un passo in avanti per non arrivare al prodotto fisico di Boulding e per preparare una risorsa pronta per essere reintegrata nelle Biosfera.

Ecodyger. Be circular.

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di Giovanni Ferrari – Executive Director presso ECODYGER Srl Società Benefit