In Italia ricomincia la salita. Dopo un trend positivo durato due anni, i numeri dello spreco alimentare 2021 si inaspriscono. Acquisti e consumi sbagliati sono all’ordine del giorno, accompagnati dalla mancanza di consapevolezza dei consumatori.

Il Waste Watcher porta avanti la lotta allo spreco

Anche quest’anno è arrivato il momento di fare i conti con la nostra coscienza e il nostro stomaco.

Il 5 febbraio si è celebrata la Nona Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare, accompagnata quest’anno dallo slogan “One Health, One heart. Stop waste food”. Il Waste Watcher International Observatory espone gli sprechi del 2021 per sensibilizzare il pubblico su questo problema etico, sociale e ambientale.

L’osservatorio, nato nel 2013, è l’unico dedicato allo spreco alimentare in Italia e nel mondo. Studia le abitudini di acquisto e la fruizione sostenibile del cibo; propone strategie concrete di prevenzione e riduzione dello spreco nelle case. Si pone come obiettivo l’aumento della consapevolezza dei consumatori. Dà vita così a “Il caso Italia”, un report sulla situazione dello spreco alimentare domestico nel nostro Paese.

Il caso Italia: numeri e trend dello spreco alimentare

L’Italia perde le buone abitudini e, dopo due anni virtuosi, si ritrova con il 15% in più di sprechi alimentari.

L’agroeconomista italiano Andrea Segrè, ideatore della giornata internazionale contro lo spreco e presidente della Fondazione Edmund Mach-Istituto Agrario San Michele all’Adige, trova causa dell’incremento nella fine del lockdown.

“La tendenza a una diminuzione dello spreco alimentare domestico ha interrotto sensibilmente il suo slancio positivo con il ritorno alla vita sociale, sia pure in distanziamento e nella delicata convivenza con il virus.” (Andrea Segrè)

Ogni settimana, un italiano spreca in media 595,3 gr di cibo. 31 kg all’anno. A livello nazionale, si traducono in 1.900.000 tonnellate di cibo scartato: come buttare via 7,5 miliardi di euro, oppure 8 miliardi di mele. Gli alimenti più sprecati sono sempre quelli ad alta deperibilità, come frutta, ortaggi e tuberi. Rispetto allo scorso anno, però, la frequenza di spreco è minore e le quantità maggiori, probabilmente a causa del fatto che siamo meno presenti a casa.

Inoltre, non tutta la popolazione agisce nello stesso modo nei confronti del cibo.

Fra i più spreconi ci sono i single e le famiglie senza figli, il ceto popolare e i comuni con una popolazione fra i 30 e i 100 mila abitanti. Nord e Centro sprecano circa il 10% in meno rispetto alla media nazionale, mentre il Sud supera il dato di quasi il 20%. Questo viene spiegato nel report come conseguenza del maggior numero di pasti consumati fra le mura domestiche nelle regioni meridionali.

Il caso Italia: problemi alla fonte e strategie per reagire

Il rapporto prosegue con l’analisi delle cause e delle possibili strategie per combattere lo spreco alimentare. Spunta così la reale criticità italiana alla base dello spreco nel nostro Paese: la mentalità a esso connessa. L’analisi evidenzia la mancanza di consapevolezza e di impegno dei rispondenti nei confronti di questo problema. Lo spreco alimentare diventa un nemico contro cui pochi vogliono combattere, senza sapere, inoltre, come fare.

Meno della metà degli italiani attua strategie di acquisto per ridurre lo spreco, preferendo intervenire nella fase di consumo. Mentre più di 8 rispondenti su 10 scelgono di conservare il cibo avanzato e di assaggiare quello scaduto per verificare che sia ancora mangiabile (strategia di consumo), solo il 41% programma l’acquisto dei prodotti in base alla loro deperibilità (strategia di acquisto).

L’inefficienza nasce, quindi, direttamente al supermercato, prima ancora che il cibo raggiunga le abitazioni. Gli italiani si trovano a “rincorrere” una probabile perdita, da contrastare poi a casa, mentre potrebbero prevenirla o ridurla con acquisti più oculati.

Ad aggravare la situazione, il fatto che l’uomo non comprende le sue responsabilità attuali, per ciò che causa ogni giorno, e future, per quello che può ancora cambiare. Oltre a non agire per l’avvenire, la più parte degli italiani “se ne lava le mani”. Secondo gli intervistati non è colpa loro se gettano via frutta e verdura scaduta, ma piuttosto del supermercato, che offre alimenti già vecchi che una volta a casa si deteriorano in fretta.

“La via maestra resta dunque quella di una svolta culturale” dice Segrè.

Un cambiamento radicale, che speriamo non tardi ad arrivare. La base di partenza sembrerebbe buona: quasi il 90% dei rispondenti si dichiara disposto ad attuare comportamenti più sostenibili. Ora c’è da chiedersi quando queste parole diverranno azione.

Fra il dire e il fare… c’è di mezzo lo spreco alimentare.

di Simona Romerio – Responsabile comunicazione marketing presso ECODYGER Srl Società Benefit