I rifiuti organici sono composti da tutte le sostanze di origine vegetale o animale (residui di cucina, verde pubblico o privato, etc…) che ogni giorno rappresentano circa il 40% (*) dei rifiuti solidi urbani.

Per via del loro essere umidi, generano problematiche di percolazione, elevati costi (ed emissioni nocive) nell’incenerimento, sono inclini a fermentare e producono cattivi odori.

In generale, i rifiuti alimentari, tra quelli organici, sono i più difficili da gestire e trattare e con loro si corre facilmente il pericolo di contaminare altre categorie di rifiuti.

Qualsiasi organizzazione che li produce ha un serio problema: l’unica soluzione possibile è il compostaggio, che permette la loro trasformazione in materiale utile, a patto che ovviamente vengano esclusi dalla raccolta tutti quegli elementi in grado di ostacolare la trasformazione stessa (liquidi, metallo, vetro, porcellana e terracotta, medicinali, garze e cerotti, assorbenti e pannolini).

Il problema dei rifiuti alimentari interessa tantissime filiere: ristoranti, mense, ristorazione collettiva, strutture di catering, hotel, ospedali, case di cura, supermercati, condomini, aree di ristoro, fast-food, camping, caserme, villaggi turistici, mercati rionali, feste di paese, sagre, traghetti, navi da crociera e yacht…

Il paradigma circolare

Per parlare di trasformazione del rifiuto organico dobbiamo partire, però, a monte e capire bene cosa si intende per Circular Economy.

Secondo la Ellen Macarthur Foundation la Circular Economy è “un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”.

Essenzialmente, la Circular Economy è un’economia a “rifiuti zero” (Zero Waste), dove ogni prodotto viene smaltito e trasformato senza lasciare tracce e scarti.

Si tratta di un modo di pensare ed agire “sistemico” che non solo progetta oggetti destinati ad essere riconsiderati e rivalorizzati, ma trae anche utili da questi processi.

Essere circolari nella gestione di un ristorante

Il tema della circolarità e della gestione della frazione umida-organica è sempre più dibattuto e sentito all’interno delle attività di ristorazione. Varie le motivazioni: essere parte attiva nella lotta all’accumulo di rifiuti, ridurre gli scarti alimentari, aumentare il riciclo dei materiali e ottimizzare i flussi economici della propria attività.

Per questo, occorre analizzare gli scarti prodotti, adattare il proprio menu, ottimizzare gli stock, formare un team consapevole, riciclare quanto più possibile e sperimentare magari il Trashcooking, ossia l’utilizzo di alcuni scarti ancora edibili per preparare ricette “alternative”.

La soluzione c’è e si chiama Ecodyger

Ma come è possibile essere realmente “circolari” nella gestione di un’attività che produce scarti organici?

La soluzione c’è e si chiama Ecodyger.

È la soluzione più moderna e innovativa per ridurre gli scarti (rifiuti) organici fino al 90% del loro peso e volume.

Il tutto avviene direttamente alla fonte dove lo scarto è prodotto e conservato in attesa di essere immesso nella filiera della raccolta differenziata come Rifiuto umido-organico…

Ecodyger gestisce qualsiasi scarto umido-organico compresi piatti, bicchieri e posate biodegradabili-compostabili. Semplice da usare, non necessita di nessun additivo chimico o acqua. Ecodyger restituisce alla fine di ogni ciclo un residuo solido secco pari al 10-30% dello scarto originale.

È una vera risorsa naturale: concime organo-minerale impiegabile in agricoltura, ambito orto-floro vivaistico e giardinaggio e come valido ammendante capace di correggere le qualità idriche e traspiranti di terreni argillosi, sabbiosi, etc…

Vantaggi e risparmi

Quali i vantaggi derivanti dall’utilizzo di Ecodyger?

  • Riduzione peso e volume del rifiuto organico fino al 90%
  • Eliminazione cattivi odori e percolato
  • Eliminazione al 100% di germi e batteri
  • Eliminazione aree refrigerate per stoccaggio rifiuti
  • Drastica riduzione della frequenza di ritiro
  • Conforme alle attuali Direttive Europee

Gerarchia dei Rifiuti / Economia Circolare)

E quali i risparmi?

  • Riduzione drastica utilizzo e costi sacchi e sacchetti per l’umido
  • Riduzione/eliminazione costi di pulizia e sanitizzazione di contenitori e aree di stoccaggio
  • Eliminazione costi implementazione, utilizzo e manutenzione di aree refrigerate/condizionate
  • Riduzione costi personale addetto alla movimentazione dei rifiuti
  • Eliminazione costi per lo smaltimento extra da parte di terzi dello scarto organico
  • Agevolazioni fiscali (ove previste dai regolamenti regionali/comunali)

Un impegno concreto

Crediamo nella tecnologia e con la tecnologia abbiamo creato uno strumento per rispettare e preservare la nostra natura e il nostro ecosistema.

Siamo parte della Green Generation, una generazione consapevole, informata, attiva e presente, che guarda al futuro con l’obiettivo di garantire a chi verrà dopo di noi le stesse risorse e un ecosistema ancora sostenibile.

Il problema della gestione dei rifiuti organici è un male dei nostri tempi, per questioni di igiene, odori, costi di gestione e inquinamento. Affligge tutte quelle strutture e servizi che ogni giorno preparano, producono, offrono e distribuiscono cibo.

Con Ecodyger è possibile essere davvero “Circular Economy compliant”. Stiamo producendo una serie di interviste e documentazione con i nostri Ecodyger Ambassador, aziende grandi e piccole che hanno scelto di abbracciare questo paradigma. Continua a seguirci, ci saranno grandi novità a breve!

(*) Fonte ISPRA – Rapporto Rifiuti Urbani Ed.2017