Gli ultimi dati disponibili ci dicono che, nel mondo, ogni anno vengono consumate 312 milioni di tonnellate di carne.

In media, in un anno, ognuno di noi riempie il proprio piatto di 43 kg di manzo, agnello, pollo, maiale e così via.

Ma cosa succede prima che un filetto arrivi sulle nostre tavole?

Prima di diventare bistecca, il vitello è un animale vivo e, in quanto tale, ha delle necessità, prima fra tutte quella di nutrirsi.

Per questo la produzione di mangimi diventa un’attività fondamentale nelle nostre economie, ma qual è il suo impatto sul nostro Pianeta?

 

Quanto mangime serve perché noi possiamo mangiare un kg di carne?

Vi ricordate quando ci hanno spiegato per la prima volta le divisioni? Ci chiedevano “quante volte il 2 ci sta nel 6?”, oppure “quanti 2 devo avere per arrivare a 6?”.

Ecco, diciamo che la storia è abbastanza simile qui, dobbiamo solo chiederci “quanti kg di mangime ci servono, per arrivare a un kg di carne”?

Prima di rispondere dobbiamo avere ben chiaro un concetto: la quantità di cibo assunta da un organismo animale non produce la stessa massa corporea nello stesso; ciò significa che, se vogliamo un kg di carne, non è sufficiente un kg di mangime per produrlo.

Il rapporto fra queste due grandezze si chiama “indice di conversione” e il suo valore varia in base agli animali e al sistema di allevamento di cui si parla. Nonostante ci siano dei valori mutabili però, una cosa è certa: il rapporto è sempre svantaggioso nei confronti dei mangimi.

Facciamo un esempio per capire meglio. L’indice di conversione del manzo va da 7 a 10, cioè per avere un aumento di un kg del peso corporeo dell’animale, servono da 7 ai 10 kg di mangime. Quindi, un manzo di 600 kg pronto per la macellazione, ha consumato circa 4500 kg di foraggio per raggiungere quella massa.

Non è tutto. Una volta che l’animale è stato preparato per la vendita, il suo peso è ridotto fino addirittura al 74%, con la conseguenza che da 1000 kg di animale derivano molto meno di 1000 kg di prodotto da vendere.

Se torniamo al nostro esempio e teniamo in considerazione quanto detto finora, abbiamo che per ottenere un kg di carne di manzo da vendere servono fra i 14 e i 20 kg di mangime.

 

Mangimi, risorse alimentari e terre coltivabili

Come si traduce questa enorme necessità di mangimi in termini di risorse?

Il 33% della produzione mondiale di cereali (745 milioni di tonnellate), con picchi del 50% in Europa e negli USA, viene destinata alla produzione di mangimi. Fra i cereali più utilizzati ci sono il mais e la soia, la cui produzione viene destinata agli animali da allevamento, rispettivamente, per il 60 e il 70%.

Per ottenere queste quantità, un terzo delle terre arabili mondiali viene utilizzato a tale scopo, ma questa percentuale sale al 70% se si prende in considerazione solo l’Unione Europea (125 milioni di ettari).

L’Europa non è però l’unica a essere influenzata dalla produzione di mangimi: nella foresta amazzonica quasi il 30% delle terre deforestate è destinato a questa attività.

I mangimi influenzano solo la terra o anche l’acqua?

La risposta possiamo già immaginarla, ma se vogliamo avere dati più precisi possiamo dire che la coltivazione di mangimi richiede l’impiego di oltre 2300 miliardi di metri cubi di acqua all’anno.

Eppure questo non è l’unico rapporto che intercorre fra acqua e mangimi.

La loro produzione è una delle cause principali della presenza di quantità esagerate di nutrienti, fitofarmaci, come gli erbicidi, e sedimenti nelle risorse idriche del Pianeta. Questo perché la necessità di così tanto mangime richiede un considerevole impiego di composti chimici di sintesi che contaminano le risorse d’acqua dopo essere rilasciati nel terreno.

Inoltre, i mangimi sono ricchi di nutrienti come azoto e fosforo che non vengono assorbiti totalmente dagli animali, ma finiscono per la maggior parte nell’ambiente. Stessa sorte spetta ad alcuni metalli pesanti, come rame, zinco e selenio, che vengono somministrati agli animali per motivi di salute o come promotori di crescita, ma sono assorbiti dagli stessi solo al 15%.

 

L’acquacoltura: due facce della stessa medaglia

Un fenomeno particolarmente in crescita negli ultimi anni è l’acquacoltura, che oggi fornisce il 43% del pesce per uso alimentare a livello mondiale, e che consiste nell’allevamento di animali marini in stabilimenti chiusi o in gabbie in mare aperto.

Il suo recente sviluppo deriva anche dal fatto che questa attività viene spesso proposta come soluzione sostenibile in sostituzione al sovrasfruttamento delle specie ittiche marine. Tuttavia, la quantità di mangimi necessaria per allevare i pesci carnivori determina un prelievo consistente delle specie ittiche marine: in media, per produrre un kg di pesce d’acquacoltura servono dai 2,5 ai 5 kg di pesce pescato e trasformato in mangime.

 

Soluzioni di oggi

Ogni anno, il 20% della produzione mondiale di carne e il 35% di quella di pesce viene perso (dati FAO).
Al già grande spreco del bene finale in sé, viene accostato quello di tutte le risorse impiegate inutilmente all’interno della filiera: dal mangime alle materie prime necessarie per la sua produzione.

Gli sprechi alimentari devono trovare un loro percorso virtuoso.
Gli alimenti non consumati e gli sfridi di produzione rappresentano uno spreco di risorse, ma possono essere nuove materie prime. L’obiettivo è risparmiare alla fonte, evitare il consumo di suolo e i costi di nuove produzioni.

Le eccedenze alimentari diventano materie prime di nuovi processi e forniscono nuove risorse da reimpiegare: l’allevamento di insetti, ad esempio, rappresenta una produzione alternativa e sostenibile in coda alla filiera alimentare tradizionale in grado di fornire proteine utili nel settore della zootecnia, ma anche bioplastiche, biocarburanti avanzati e fertilizzanti.

Ecodyger rende possibile tutto questo. Allunga la vita di eccedenze alimentari e sfridi altrimenti destinati a diventare spreco e rifiuto, li stabilizza nel tempo e permette di risparmiare quelle risorse che altrimenti andrebbero nuovamente prodotte.

 

 

di Simona Romerio – Responsabile comunicazione marketing presso ECODYGER srl Società Benefit