Il 2020 è stato un anno difficile.
Alcuni lo hanno definito come il più duro di cui hanno memoria e tutti, almeno una volta, abbiamo desiderato che finisse presto.

È stata una doccia ghiacciata che ci ha messo davanti ai nostri limiti, ai nostri errori, ma anche e soprattutto alla consapevolezza della nostra impotenza nei confronti della natura.
Lo facciamo da secoli: costruiamo, tagliamo alberi, ingabbiamo animali, inquiniamo, finiamo le risorse e produciamo rifiuti.

Vorremmo sottomettere la natura, o meglio, abbiamo sempre creduto di farlo e ora la nostra superiorità, che credevamo assoluta, è svanita in pochi mesi.

Il 2020 si riassume in un virus fatale, nell’implacabilità degli incendi, in una quantità record di uragani tropicali; nella natura che non obbedisce più e nel nostro sistema economico che va in crisi e mostra la sua fragilità: povertà, disoccupazione, debiti.

Un gancio sinistro che ci ha mandato al tappeto, ecco cos’è stato il 2020. Un colpo da cui è difficile tirarsi su, e invece noi ci stiamo rialzando.

Anche noi Italiani stiamo provando a tornare in piedi, con l’Europa che ci offre un appoggio.

Questa è la nuova consapevolezza sulla quale l’Unione Europea ha ideato il Next Generation EU (NGEU) con la volontà di creare un’economia più solida e resiliente, ma soprattutto sostenibile e in grado di rispettare la natura.

Per ottenere i fondi messi a disposizione dal progetto, ogni stato ha l’obbligo di presentare all’Unione un programma di riforme, detto Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Cos’è il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza?

Il PNRR è il programma di riforme e investimenti, in linea coi principi designati dal NGEU, che ogni Stato membro deve presentare entro il 30 aprile 2021 alla Commissione Europea. Questa dovrà poi valutarlo entro due mesi e successivamente passarlo al Consiglio dell’Unione che dovrà a sua volta approvarlo in 4 settimane.

Il piano deve presentare nel dettaglio i progetti, le misure e le riforme che ogni stato vuole realizzare relativamente alle sei linee di intervento indicate dal NGEU.
L’attenzione alla sostenibilità è altissima da parte dell’Unione, che individua linee specifiche per la transizione verde e per la crescita intelligente sostenibile, ma non solo: in un’ottica green, l’UE richiede che ogni paese nel redigere il proprio piano destini almeno il 37% delle dotazioni alla transizione verde.

Il PNRR italiano

L’Italia non ha ancora redatto il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza definitivo, ma il Governo Conte, il 15 gennaio 2021, ha trasmesso una bozza che è attualmente all’esame del Senato della Repubblica.

Le risorse previste a disposizione del nostro Paese sono circa 224 miliardi di euro per l’attuazione del piano, mentre salgono a 312 miliardi se si considera una più ampia programmazione di interventi comunque riconducibili alle finalità del programma.

Utilizzare questi fondi per affrontare le conseguenze immediate portate dalla pandemia del 2020, ma anche i nodi strutturali della società italiana.

Per fare ciò tre sono le principali tipologie di intervento condivise a livello europeo: la digitalizzazione e l’innovazione, la transizione ecologica e l’inclusione sociale.

Il piano italiano si articola in 6 missioni: se ci focalizziamo sull’intervento della transizione ecologica spicca la seconda, “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, cui vengono destinati 69,8 miliardi di euro (31% delle risorse totali) e la terza, “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”, che prevede la realizzazione di un sistema infrastrutturale di mobilità moderno, digitalizzato e sostenibile.

Anche la quarta missione, relativa all’“Istruzione e ricerca”, è stata individuata in un’ottica green: essa, oltre ad aumentare la consapevolezza nelle nuove generazioni, prevede investimenti per incrementare la capacità di adattamento del nostro Paese alle nuove sfide tecnologiche e ambientali.

L’Italia ritiene fondamentale intervenire nel sistema produttivo, garantire una drastica riduzione degli effetti sul clima e creare sistemi di produzione e di consumo circolari. Gli investimenti previsti dall’UE non sono però sufficienti per concretizzare questa trasformazione; per questo motivo, il Governo ha previsto delle riforme specifiche di accompagnamento, promuovendo tra queste anche la revisione del sistema della fiscalità ambientale.

Alla volontà di implementare il paradigma dell’economia circolare, l’Italia accompagna l’impegno di aumentare la sostenibilità della filiera agroalimentare, con quello di ridurne le emissioni di gas serra e di valorizzare i rifiuti attraverso percorsi virtuosi di prevenzione e riciclo.

Ecodyger fa la sua parte

Ecodyger si inserisce in questo impegno e confida in questi ideali.
Abbiamo creato un valido strumento di economia circolare: l’economia che ha la forza di potersi rigenerare da sola. Diamo allo scarto una nuova vita, lo trasformiamo in una risorsa utile prima che diventi rifiuto e riduciamo le emissioni che derivano dal trattamento.

I valori che muovono Ecodyger dalla sua nascita sono quelli che oggi l’Italia fa propri. Principi che ci fanno sperare in un futuro migliore, di cui il nostro Paese e il mondo intero hanno bisogno.

 

di Simona Romerio – Responsabile comunicazione marketing presso ECODYGER Srl Società Benefit