Ogni giorno ci svegliamo e respiriamo. Ci alziamo dal letto, ci laviamo, mangiamo, usciamo di casa e continuiamo a respirare. Non smettiamo mai di farlo, non possiamo. Facciamo entrare aria nei polmoni e tutta la nostra giornata passa così.

Ogni giorno respiriamo. A volte aria fresca, quasi mai aria pura.

L’aria che ci circonda è spesso inquinata, con conseguenze gravissime sulla nostra salute e sull’ambiente.

Nonostante negli ultimi anni le emissioni siano diminuite molto in Europa, i livelli di inquinamento atmosferico sono ancora altissimi: secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), solo nel 2018, l’esposizione al particolato ha causato circa 417.000 morti premature in 41 Paesi.
Il fenomeno dell’inquinamento atmosferico è tenuto costantemente sotto controllo, seppur più dal punto di vista teorico che pratico.

Nei giorni scorsi, l’AEA ha pubblicato i risultati relativi a uno studio sulla qualità dell’aria in alcune città europee nel biennio 2019-2020: a questi ha aggiunto una mappa visuale accessibile a tutti che permette di scoprire, in modo intuitivo, il livello di inquinamento atmosferico nelle proprie aree di residenza.

Questa scelta, afferma Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Agenzia, “fornisce informazioni concrete e locali che possono responsabilizzare i cittadini nei confronti delle loro autorità locali per affrontare i problemi”.

Lo studio

Il 17 giugno 2021, l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha pubblicato i risultati di uno studio sulla qualità dell’aria di alcune delle principali città d’Europa nel biennio 2019-2020.

L’analisi, effettuata su 323 città, è stata realizzata attraverso il monitoraggio dei livelli di inquinamento atmosferico delle aree urbane prese in considerazione, tramite una rete di 400 stazioni di rilevamento sparse per tutto il continente.

I dati ottenuti, misurati in livelli medi di particolato fine (PM2,5) hanno permesso di definire l’esposizione della popolazione all’inquinamento atmosferico e, di conseguenza, la qualità dell’aria nelle zone analizzate.

Sulla base dei risultati ottenuti, le città europee sono state suddivise in categorie: sono state così identificate le località con un’aria “buona”, cui è stato attribuito il colore verde, “mediocre” (arancione), “scarsa” (rosso chiaro) oppure “molto scarsa” (rosso scuro).

La valutazione specifica della qualità dell’aria e, di conseguenza, l’appartenenza di una città a una determinata categoria si ritrova in criteri stabiliti precedentemente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Unione Europea, e fatti propri dall’Agenzia Europea dell’Ambiente.

L’OMS, infatti, giudica l’aria come “buona” quando contiene polveri sottili in quantità inferiori a 10 microgrammi per metro cubo d’aria (10 µg/m3): al di sopra di questo valore, ma al di sotto di 15 µg/m3, lo studio ha identificato la qualità dell’aria come mediocre.

Diversa è invece la soglia prevista dall’Unione Europea, che fissa il limite massimo di polveri sottili a 25 µg/m3 per poter definire un’aria “buona”. Anche in questo caso, l’indice è stato riutilizzato dall’Agenzia, che lo ha però posizionato come separatore fra l’aria di qualità “scarsa” e “molto scarsa”.

Grazie a questa suddivisione, infine, è stato possibile stilare una classifica delle località analizzate, dalla meno alla più inquinata.

Che cosa respiriamo davvero?

I risultati dello studio evidenziano come la pandemia non sia riuscita a portare risultati positivi in termini di qualità dell’aria nelle città studiate: l’Europa rimane un continente che fatica a ridurre il proprio inquinamento atmosferico soprattutto nelle regioni storicamente più indietro.

Secondo le rilevazioni, solo il 40% delle città analizzate rientra nella categoria verde: ciò significa che su 323 città, solo 127 hanno un’aria di buona qualità, ossia con valori di polveri sottili al di sotto di 10 µg/m3. In cinque località, invece, il valore supera addirittura i 25 µg/m3.

I monitoraggi effettuati sono stati trasferiti anche su una mappa visuale che rappresenta, tramite pallini colorati, la categoria di appartenenza delle diverse città. Questa evidenzia la situazione critica dell’Est Europa, dove il settore energetico è ancora molto legato ai combustibili fossili e le industrie pesanti non sono ancora totalmente all’avanguardia, e si registra il maggior numero di città che appartengono alla parte finale della classifica.

Al contrario, le prime posizioni sono occupate per lo più da Paesi nordici, fra cui troviamo la Svezia, al primo posto con Umea, la Finlandia e la Norvegia.

Un record negativo è quello italiano, che seppur occupi il quattordicesimo posto della classifica con Sassari, si trova anche alla penultima posizione con Cremona, che presenta una quantità di particolati pari a 25,9 µg/m3. Inoltre, nonostante siano cinquanta le città italiane ricomprese nello studio, solo sei dispongono di “aria buona” mentre due (su cinque a livello europeo) godono di una qualità “molto scarsa”.

Un focus particolare va fatto sulla Pianura Padana, che, secondo un recente studio “Premature mortality due to air pollution in European cities: a health impact assessment”, condotto dal Barcelona institute for global health (Isgloba), ha in Europa, insieme a Repubblica Ceca e Polonia, la più alta incidenza di mortalità prematura dovuta al particolato.

Come possiamo tornare a respirare?

La nostra salute e quella dell’ambiente sono a rischio: i dati sono sconfortanti e ci dicono che qualcosa deve cambiare. Ma cosa possiamo fare? Per trovare una soluzione è fondamentale individuare la fonte del problema e intervenire direttamente alla sorgente: da dove proviene il particolato?

Le polveri sottili possono essere di origine naturale, se provengono ad esempio da eruzioni vulcaniche, ma per lo più nascono da attività antropiche, come ad esempio le industrie, il traffico e i termovalorizzatori. Questi ultimi vengono visti come una modalità di smaltimento dei rifiuti con recupero di energia, ma non dobbiamo dimenticarne gli effetti negativi. La termovalorizzazione genera residui solidi, liquidi e gassosi inquinanti, fra cui ci sono le ceneri volatili che danno vita al particolato fine che diventa, a sua volta, portatore di altre sostanze tossiche, per lo più metalli.

Le opportunità per ridurre la presenza di particolato nell’aria sono molte: la prevenzione dei rifiuti e la conseguente riduzione dell’utilizzo dei termovalorizzatori è una di queste, come previsto dalla Direttiva Europea 2008/98/CE.

Ecco a voi il link per scoprire la qualità dell’aria della vostra città: https://www.eea.europa.eu/themes/air/urban-air-quality/european-city-air-quality-viewer

di Simona Romerio – Responsabile comunicazione marketing presso ECODYGER Srl Società Benefit