Prendete un gruppo di imprenditori e chiedete loro se pensano che sia importante proteggere l’ambiente. Vi daranno tutti risposte affermative, che confermano la necessità di tutelare ciò che ci circonda.

Ora chiedete loro di fare il primo passo e di agire in modo pratico per proteggerlo. La risposta sarà del tutto diversa.

A parole è tutto semplice: è in ballo il nostro futuro. L’importanza di agire in maniera sostenibile è risaputa, la consapevolezza non è mai stata a livelli più elevati, ma allora perché è così difficile scegliere la sostenibilità?

I motivi sono sicuramente tanti. Uno dei principali è che a volte la sostenibilità può non sembrare conveniente agli occhi degli imprenditori: realizzare nuovi investimenti e affrontare cambiamenti strutturali viene visto come un spesa senza guadagno, o almeno, non da un punto di vista economico.

È possibile trovare una soluzione a tutto questo? L’Unione Europea ci ha provato.

Emissions Trading System: cos’è?

Nel 2005 l’Unione Europea ha creato l’ETS, sul quale ha basato la propria politica contro i cambiamenti climatici e grazie al quale ha dimostrato la possibilità di ridurre i gas serra in maniera economicamente efficiente.

L’Emissions Trading System (ETS) dell’Unione Europea è un sistema di scambio di quote di emissioni ed è il primo mercato mondiale della CO2. Attualmente è il più esteso: attivo in 31 paesi, fra cui i 28 europei, l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia, tratta oltre i tre quarti degli scambi internazionali di carbonio.

Si pone l’obiettivo di limitare le emissioni prodotte da oltre 11.000 impianti ad alto consumo di energia e da compagnie aeree che operano nello spazio economico europeo. Questi numeri gli permettono di coprire circa il 40% delle emissioni totali di gas serra prodotte nell’Unione.

È un sistema cap&trade, cioè prevede la fissazione di un tetto massimo (cap) alla quantità di alcuni gas serra che le imprese che rientrano nel sistema possono emettere collettivamente; entro questo limite le società possono acquistare o vendere sul mercato (trade) i diritti a emettere CO2 secondo le loro necessità.

Il numero totale di quote in circolazione viene definito in base agli obiettivi fissati dall’Unione Europea.

ETS: come funziona?

Entro il limite fissato, l’UE emette quote di emissioni, chiamate European Union Allowances (EUA), che rappresentano la valuta centrale del sistema: ogni quota dà al suo titolare il diritto di emettere una tonnellata di CO2 equivalente, o l’ammontare equivalente di un altro gas serra.

Le quote vengono distribuite gratuitamente o a pagamento alle imprese, ognuna delle quali, alla fine dell’anno, deve restituire un numero di quote sufficienti a coprire le emissioni del periodo.

Cosa succede se una società supera il proprio tetto, ossia inquina più di quello che le proprie quote le consentono?

L’impresa ha davanti più strade.

La prima è la più semplice, ma anche la meno attrattiva sia per l’Unione che per le società, le quali si trovano a dover pagare una multa molto salata.

Per evitare questo percorso, l’UE ha introdotto all’interno del sistema il “trade”.
Le società che non hanno sufficienti quote possono acquistare le quantità mancanti dalle imprese che hanno inquinato meno di quanto avrebbero potuto, oppure tramite crediti internazionali da progetti realizzati nell’ambito del protocollo di Kyoto.

La fissazione di un tetto massimo rende possibile tutto ciò in quanto assicura che le quote disponibili abbiano un valore: inoltre, nel corso del tempo il tetto si riduce così da assicurare anche una riduzione graduale di emissioni.

Nel momento in cui le imprese vedono che il prezzo di nuove quote è troppo elevato, possono scegliere di investire in tecnologie pulite e a basso rilascio di CO2 che permettano loro di ridurre le proprie emissioni. Questa è sicuramente la scelta più sostenibile.

La presenza di più opzioni assicura ai gestori degli impianti che inquinano troppo la possibilità di rimanere sotto il proprio tetto nella maniera più economicamente conveniente. Allo stesso tempo tutte le imprese che hanno la possibilità di ridurre le proprie emissioni sono economicamente incentivate a farlo.

Cosa succede all’ambiente?

L’obiettivo ambientale “-43% di emissioni rispetto ai  livelli del 2005 entro il 2030” viene portato avanti grazie a un riduzione graduale del tetto massimo fissato dall’UE: a partire dal 2021 il tetto viene ridotto annualmente del 2,2%, ossia di 55 milioni di quote l’anno.

Finora il mercato ETS ha dimostrato che fissare un prezzo di scambio della CO2 funziona. Fra il 2018 e il 2019 le emissioni europee sono diminuite del 3,7%: il calo più significativo (-9,1%) si è avuto proprio negli impianti del sistema, mentre le emissioni non coperte dall’ETS sono rimaste pressoché invariate negli ultimi anni.

Seppur il 2020 sia stato un anno particolare a causa della pandemia, è importante evidenziare una diminuzione del 13,3% nelle industrie appartenenti all’ETS in questo periodo.

La sostenibilità non è più sconveniente economicamente

Grazie al sistema ETS, l’Unione Europea ha reso economicamente vantaggiosa la sostenibilità per le imprese aderenti al sistema: un passaggio necessario per ottenere obiettivi concreti nel breve periodo.

Ma per le imprese che non fanno parte di questi settori, la sostenibilità rimarrà sempre sconveniente? No.

La sostenibilità è un concetto a 360°, un tema con diverse sfaccettature e un traguardo raggiungibile in vari modi: Ecodyger è uno di questi.

Ecodyger si rivolge a tutti coloro che creano scarti organici, nelle loro attività principali o nelle proprie mense dipendenti.

A tutti coloro che vogliono ridurre il proprio impatto ambientale, ma allo stesso tempo chiedono vantaggi pratici.

Ecodyger è una soluzione efficiente per evitare la presenza di rifiuto organico: riduce fino all’80% le emissioni di CO2 per kg rispetto alla raccolta tradizionale e diminuisce i volumi iniziali fino al 90%.

Meno volumi, meno emissioni, meno costi, meno rifiuti: più sostenibilità.

di Simona Romerio – Responsabile comunicazione marketing presso ECODYGER Srl Società Benefit