Nessuna sorpresa: a livello globale, gli ultimi sette anni sono stati i più caldi mai registrati fino ad oggi.
In Europa, però, il premio di “caldissimi 7” va agli anni dal 2014 al 2020, con il 2021 che si posiziona addirittura fuori dalla top ten.

Queste le notizie pubblicate pochi giorni fa dal Copernicus Climate Change Service dell’UE, uno dei sei servizi tematici messi a disposizione dal programma omonimo dell’Unione per analizzare annualmente il clima e i suoi cambiamenti.

“Il Copernicus Climate Change Service fornisce una risorsa globale essenziale, fornendo informazioni operative e di alta qualità sullo stato del nostro clima, che risulta determinante sia per le politiche di mitigazione che di adattamento al clima -dice Mauro Facchini, Capo dell’Earth Observation presso la Direzione generale per l’industria della difesa e lo spazio della Commissione Europea.

Cosa succede al nostro pianeta?

Secondo il rapporto del 10 gennaio di quest’anno, gli ultimi sette sono stati, con ampio margine, i più caldi mai registrati. Il 2021 si trova in quinta posizione, fra quelli più miti, con valori poco maggiori a 2015 e 2018.

Pur di fronte a un periodo giugno-ottobre rientrato tra le quattro temperature più alte mai registrate, i primi mesi dell’anno ne hanno mitigato l’effetto grazie a temperature più ordinarie.

La temperatura media annuale è stata 0,3 gradi superiore a quella del periodo di riferimento 1991-2020: un valore già preoccupante, che lo diventa ancora di più quando si cambia l’intervallo di riferimento. Infatti, paragonandolo con il periodo preindustriale (1850-1900), la differenza è di 1,1-1,2 gradi.

Stiamo raggiungendo il limite e se in valore assoluto queste variazioni ci sembrano contenute e di scarse conseguenze, ci può facilmente smentire l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) che, nel 2018, ha analizzato le enormi differenze degli impatti ambientali che sarebbero portati da un riscaldamento di 2 gradi, rispetto a uno di 1,5.

Un aumento di temperatura di 1,5 gradi avrebbe già un effetto estremamente negativo sul nostro Pianeta, ma un incremento di 2 lo stravolgerebbe. Se nel primo caso, infatti, abbiamo al Polo Nord un’estate priva di ghiacci “solo” ogni 100 anni, nel secondo la frequenza si contrae clamorosamente a ogni 10.

Questa differenza di “solo” mezzo grado impatta sulla biodiversità tanto da raddoppiare la perdita di pescato, diminuendo le disponibilità di cibo e le risorse economiche. La frequenza delle ondate di caldo estremo sale inevitabilmente, si espande su aree sempre più vaste del globo e la percentuale di esseri umani esposta a questi fenomeni quinquennali passa dal 14 al 37%.

Ogni variazione di temperatura, seppur ci sembri innocua, ha conseguenze enormi sull’ambiente e, dunque, su di noi.

Torniamo in Europa

In questo clima sempre più rovente il 2021 è fuori dalla top ten degli anni più torridi.

Pur con una temperatura media annuale di “solo” 0,1 grado al di sopra della media del 1991-2020, l’anno scorso è stato caratterizzato da un enorme escursione termica fra le stagioni e ha visto l’estate più calda di sempre.

Il meteo europeo si è scatenato con risvolti a volte drammatici.
La regione mediterranea ha vissuto una terribile ondata di calore durante luglio e i primi giorni di agosto, con la Sicilia che ha visto la temperatura più alta mai registrata in continente con 48,8 gradi.
L’Europa d’oltralpe ha subìto episodi altrettanto estremi, abbondanti precipitazioni e gravi inondazioni hanno causato importanti perdite economiche e in termini di vite umane.

Tutti eventi definiti oggi straordinari, sia per quanto ne riguarda l’entità che la periodicità, ma cui, per ”soli” 2 gradi, dovremo abituarci.

Andiamo in atmosfera

Non più rosea è la situazione in atmosfera. L’analisi preliminare delle misurazioni satellitari afferma che le concentrazioni di gas serra hanno continuato ad aumentare nel corso del 2021: l’anidride carbonica ha raggiunto il record globale annuale medio di 414 ppm circa, con un picco di 416,1 in aprile.

Lo scorso anno le emissioni di carbonio provocate dagli incendi sono state complessivamente 1850 megatonnellate, derivanti per lo più dai fuochi in Siberia, dove la taiga russa è stata divorata per più di 180.000 km2: una foresta grande quanto la Cambogia.

Siamo “solo” a 1,1-1,2 gradi in più, eppure il ramo russo di Greenpeace parla di questi fenomeni definendoli “una nuova normalità per la Regione”.

Anche le concentrazioni di metano hanno proseguito la loro scalata, raggiungendo il record annuale di circa 1876 ppb. Questo gas è responsabile di almeno un quarto del riscaldamento climatico e deriva da attività dell’uomo: lo sfruttamento di giacimenti di petrolio e gas, le emissioni dei suoi rifiuti e il decadimento delle biomasse. Sembra una progressione esponenziale: quel “solo” 1,1-1,2 grado in più sta liberando dai permafrost enormi quantità di metano.

Chiudo con le parole di Carlo Buontempo, Direttore del Copernicus Climate Change Service, a commento del rapporto 2021:  “Questi fenomeni sono un severo promemoria di quanto sia necessario modificare i nostri comportamenti, compiere passi decisivi ed efficaci nella direzione di una società più sostenibile, e lavorare al fine di ridurre le emissioni nette di carbonio.”

Fonti: Gli ultimi sette anni sono i più caldi a livello globale – Copernicus Climate Change Service
Duegradi.ue

di Simona Romerio – Responsabile comunicazione marketing presso ECODYGER Srl Società Benefit